Dalai Lama: un altro mito della CIA


Tempo fa mi sono imbattuto in questo titolo: “Dalai Lama: un altro mito della CIA“. Incredibile, eh?
L’articolo è pubblicato sul blog nwo-truthresearch.blogspot.it e riporta una quantità esorbitante di immagini, articoli tradotti ed estratti da libri che sembrano far quadrare tutto il discorso. Ne riporterò solo una parte perché è davvero troppo lungo, ma invito chiunque volesse approfondire per curiosità o scetticismo a leggere l’articolo originale e i vari link contenuti in esso.

DALAI LAMA: UN ALTRO MITO DELLA CIA

Il Dalai Lama è un altro di quei miti ormai consolidati che si sono sostituiti alla caduta di affezione nei confronti della religione cristiana, soprattutto tra i giovani. In Italia troviamo una risma di libri pubblicati dalle più diverse case editrici, libri che vengono ingurgitati senza il minimo spirito critico dalle menti che rifuggono gli scandali della Chiesa Romana. In realtà il Dalai Lama è un altro di quei “miti” creati a tavolino per incanalare le masse all’interno di un’opposizione innocua, controllata e sterile, al pari di quella Bono Vox, la sua ONE Foundation e il suo Live 8. D’altronde, cosa dovremmo pensare di un personaggio che ha ricevuto la Congressional Gold Medal, la massima onorificenza civile del Congresso degli Stati Uniti direttamente dalle mani di George Bush Jr?  Oltre a ciò, come riferito dal Times of India in un articolo dal titolo Dalai Lama: La non violenza non può affrontare il terrore, lo stesso non-violento Dalai Lama ammetteva di amare George Bush, e giustificava la violenza per contrastare il terrorismo. vediamolo per intero:

“New Delhi – Il Dalai Lama, un campione della non violenza da una vita, sabato ha candidamente affermato che il terrorismo non può essere affrontato mediante l’applicazione del principio di ahimsa, perchè le menti dei terroristi sono chiuse.
“E’ difficile far fronte al terrorismo attraverso la non violenza” ha detto il leader spirituale tibetano mentre pronunciava qui le Madhavrao Scindia Memorial Lecture.
Egli ha inoltre nominato il terrorismo come il peggior tipo di violenza, che non viene effettuata da un popolo di pazzi, ma da coloro che sono molto brillanti ed educati.
“Essi (i terroristi) sono molto brillanti ed educati…ma in loro è allevato un forte sentimento malato. Le loro menti sono chiuse” ha detto il Dalai Lama.
Egli ha detto che la sola  via per combattere il terrorismo è attraverso la prevenzione. Il capo del governo tibetano in esilio ha lasciato il pubblico sbalordito quando ha detto:“Io amo il presidente George W. Bush“. Ha poi aggiunto che lui e il Presidente degli Stati Uniti hanno subito stretto un accordo nel loro primo incontro a differenza dei politici che si prendono un po di tempo per sviluppare stretti legami.”

C’è da dire che il Buddhismo tibetano in generale, ma anche altre correnti buddiste, si sono spesso concretizzate in teocrazie oppressive che hanno schiavizzato, sfruttato e abusato della gran massa della popolazione.
In questo video sotto sono mostrate le foto della vecchia classe dominante tibetana:

in quest’altro sotto invece sono mostrate le foto della classe lavoratrice, o meglio degli schiavi del vecchio Tibet:

Quest’altro video ritrae la miserabile vita dei servi tibetani:

Le foto che seguono sono state rilasciate dagli archivi; queste riflettono la vera vita della gente comune tibetana sotto il governo dei Lama:

La prima immagine mostra due schiavi Tibetani. Le loro mani e i loro piedi sono bloccati assieme dai proprietari di schiavi tibetani, al fine di prevenirne la fuga.

Sapete cosa sono questi? Queste sono le pelli del popolo tibetano! Il Dalai Lama utilizzava pelli umane per eseguire alcune cerimonie buddiste. I padroni di schiavi uccidevano i loro schiavi e tiravano via le loro pelli. In questa foto, ovviamente, la sinistra e la destra sono pelli di bambini, mentre quella centrale appartiene ad uno schiavo adulto. I padroni di schiavi erano disposti a fornire pelli umane al Dalai Lama, perchè credevano così di essere benedetti dal Dalai in accordo al buddismo tibetano

La terza immagine mostra uno schiavo le cui braccia sono state tagliate via. Quando i Dalai governavano il Tibet, le ossa umane erano trasformate in strumenti religiosi. La cosa più crudele è che i proprietari di schiavi tagliavano braccia e gambe dagli schivi tibetani che erano ancora vivi

Questa bambina morì di fame. I padroni di schiavi hanno cibo sufficiente e intenzionalmente lasciano morire di fame la schiava femmina, perché vogliono usare il suo cuore, fegato e altri organi per sacrifici. Inoltre la testa sarà trasformata in un contenitore di bevande

Sapete quanti anni aveva la schiava quando è stata scattata questa foto? La maggior parte di voi penserà che la donna avrà oltre i 60 anni. Ma questa schiava, Jiyang, aveva 35 anni quando fu scattata la foto. Senza dubbio fu la vita da schiava che portò questa donna a tale stato terribile

Ma queste notizie, nei salottini chic, new age e alternativi nostrani, non vengono certo divulgate. Le filosofie orientali alla maniera “occidentale” sono state opportunamente “depurate” della loro parte più scandalosa; così sono diventate un moda da sbandierare, una spilletta da mettere in bella mostra, un’appendice narcisistica per far vedere quanto si è più elevati e spirituali di altri. Tutto ciò si inserisce all’interno del movimento New Age che, come sappiamo, ha l’obiettivo di mutare la cultura e i valori, al fine di arrivare ad una Religione Unica Globale, che sarà il cemento per il Nuovo Ordine Mondiale, al pari di come il Cristianesimo diventò il cemento culturale per l’Impero Romano, specialmente dopo il Concilio di Nicea del 325 d.c .
Ovviamente, quando si critica il Tibet e il Dalai Lama, la pubblica disinformazione che ragiona per falsi opposti, crede che si stia dalla parte della Cina, in tutto e per tutto, oppure si è fondamentalisti Cristiani o peggio intolleranti religiosi; questa è una tecnica per dividere l’opinione pubblica sui fatti scomodi, per cui se non sei con noi allora sei con il nemico. Sappiamo benissimo, ad esempio, che tipo di regime turbocapitalista schiavista sia la Cina moderna, per non parlare dell’opprimente antico regime di Mao. E’ una tecnica ormai stranota; ad esempio se denunci il Signoraggio sei un nazi-fascista, solo perché dei gruppi estremisti hanno preso tale tema come il loro cavallo di battaglia, magari presentando anche studi documentati; se denunci i crimini della psichiatria allora sei un fondamentalista di Scientology, solo perché questa setta, attraverso il canale del CCDU, ha scelto di denunciare tali crimini, magari presentando anche studi documentati. Quella di dare in pasto a gruppi “impresentabili” le scomode verità che il sistema vuole occultare, è una delle tecniche più efficaci per il discredito totale di tali questioni. Per quanto riguarda l’accusa di intolleranza religiosa, la questione è davvero manipolatoria, infatti è la stessa mentalità che condanna come Antiamericani tutti coloro che denunciano i crimini dei vari governi degli Stati Uniti nel mondo da più di 60 anni. Allo stesso modo dovremmo essere etichettati come intolleranti religiosi se denunciamo i gravi crimini della teocrazia tibetana; insomma, dovremmo ‘tollerare’ tali crimini! Chi ragiona per dati di fatto la vede in un’altra maniera.

Per il Dalai Lama il futuro è roseo

Paul Bondarovski 
The Dot Connector magazine
2 Giugno 2010
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

Il Dalai Lama è un fantoccio degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale tanto quanto lo sono Henry Kissinger e il primo presidente Kenyano degli Stati Uniti Barak Obama. La lista delle migliori marionette pagate è naturalmente molto più lunga, ma con questi due il Dalai Lama ha una cosa in comune, il Nobel per la Pace, di solito dato a chi meno se lo merita. Kissinger lo ha preso per aver orchestrato diverse guerre in tutto il mondo, che uccisero milioni di persone. Obama non ha orchestrato nulla, ma ha permesso l’espandersi di guerre iniziate da altri. Il Dalai Lama non ha fatto nemmeno questo ed è arrivato alla “Nobelità” solo per aver sorriso e cantato “Che mondo meraviglioso!” ogni volta che le bombe sono cadute dal cielo o i terremoti prodotti da HAARP hanno devastato città e villaggi. Il Dalai Lama, un portavoce di fama mondiale della pace basata sulla rassegnazione, è il solo “rifugiato politico” del pianeta a cui l’élite globale è sempre lieta di stringere la mano e a cui i magnati dello spettacolo sono sempre felici di dargli il benvenuto nelle più grandi e più prestigiose sale concerti.
Recentemente, nel maggio 2010, il Dalai Lama, 74 anni, ha dato una serie di lezioni ad un pubblico pagante alla Radio City Music Hall nel centro di Manhattan a New York, dove doveva fare alcune dichiarazioni inaspettate. In una di esse si autodefinisce un Marxista. Il Marxismo, ha detto, ha “un’etica morale, mentre il capitalismo è solo il modo di fare profitti.” Attraverso un’entourage di monaci in tunica e un sistema di protezione particolarmente pesante, il leader spirituale tibetano in esilio ha affermato che vede “segni evidenti che gli esseri umani sono più maturi” e che il mondo sta diventando un luogo più gentile e più unificato. Alla domanda di un giornalista AFP sul perché i biglietti per le sue lezioni si stavano vendendo per centinaia di dollari, egli scoppiò in una risata e rispose:”Dovresti chiedere all’organizzatore. Io non ho legami…io chiedo sempre agli organizzatori: i biglietti devono essere a buon mercato. Per quanto mi riguarda non ho mai accettato un solo dollaro.” Tale affermazione potrebbe essere fatta anche dal vecchio ‘apparatchik’ sovietico che non aveva mai una moneta in tasca perché non doveva pagare nulla. Nonostante le guerre, l’approfondirsi della crisi economica, il 10% degli americani in carcere e gli altri che vivono in uno stato di prigionia, il Dalai Lama ha detto che l’umanità sta “meglio, non c’è dubbio“, e il futuro è luminoso. Vivere è facile con gli occhi chiusi e nessuno vicino che ti chiama bugiardo. Nessuno vicino che chiami pure nazista il Dalai Lama. Poiché, sin dalla sua adolescenza, il suo mentore, consigliere e amico fu Heinrich Harrer, un ufficiale delle SS e amico personale di Adolf Hitler. Arrivato in Tibet nel 1944, egli contribui qui al rafforzamento del regime dittatoriale, simile a quello dei Talebani in Afghanistan, con il Dalai Lama come sovrano brutale e spietato. (Fonte: Der Spiegel, No. 45, 3 Nov 1997, p. 146.). Altri amici personali Nazisti e terroristi del Dalai Lama molto conosciuti includono o includevano: il Dr. Bruno Berger, un ufficiale delle SS e criminale di guerra condannato che effettuò esperimenti medici sui prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz; Miguel Serrano, leader del partito nazista in Argentina; Il dittatore cileno Augusto Pinochet, un neo-nazista anch’esso e protettore dei nazisti tedeschi in Cile; il terrorista giapponese e assassino di massa Shoko Asahara, l’organizzatore dell’attentato con gas sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995 e riconosciuto colpevole anche di 13 omicidi. Con tutto questo in mente, diventa chiaro quale tipo di “etica morale” piace al Dalai Lama all’interno del Marxismo: quella del gulag di Stalin.

Il Giovane Dalai Lama, il “dittatore illuminato”

Henrich Harrer a sinistra del suo amico Adolf Hitler e con il suo amico Dalai Lama

Dalai Lama e il dottor Bruno Beger

Dalai Lama con i suoi amici Miguel Serrano e Shoko Asahara.

Addio Shangri-La – estratti dal nuovo libro di Michael Parenti

6 luglio 2010
Fonte
traduzionehttp://nwo-truthresearch.blogspot.com

Anche se non sono d’accordo con tutto ciò che Michael Parenti scrive nel suo nuovo libro God and his Demons, egli fa un sacco di buone puntualizzazioni sul Dalai Lama. Egli sottolinea il lato oscuro di molte religioni e dei tanti mali commessi in nome della “Santa causa”. La maggior parte della sua critica al buddismo è finalizzata al Dalai Lama e alla teocrazia feudale del vecchio Tibet. Di seguito sono riportati alcuni estratti del libro:
Il Tibet non era Shangri-La
“Molti Buddisti sostengono che, prima della repressione cinese nel 1959, il vecchio Tibet era un regno libero orientato spiritualmente, lontano dalla corruzione e dal materialismo egoistico che affligge la società moderna industrializzata. Le notizie dei media e i film di Hollywood hanno dipinto la teocrazia tibetana come una vera Shangri-La. Lo stesso Dalai Lama dichiarò che ‘l’influenza pervasiva del buddismo’ in Tibet ‘in mezzo agli ampi spazi aperti di un ambiente incontaminato, portò ad una società dedicata alla pace e all’armonia. Abbiamo goduto di libertà e soddisfazione.”
“Fino al 1959, quando il Dalai Lama presiedette per l’ultima volta il Tibet, la maggior parte della terra arabile era ancora organizzata in poderi feudali lavorati da servi della gleba e di proprietà di monasteri e di padroni secolari…Il comandante in capo dell’esercito Tibetano, un membro del Gabinetto laico del Dalai Lama, possedeva 4.000 Km quadrati di terra e 3.500 servi. Il vecchio Tibet è stato travisato da alcuni dei suoi ammiratori come ‘una nazione che non richiede alcuna forza di polizia perché il suo popolo osserva volontariamente le leggi del karma.’ In realtà, esso aveva un esercito professionale, seppur piccolo, che serviva soprattutto come un gendarme per i proprietari, al fine di mantenere l’ordine e dare la caccia ai servi in fuga.”
“Una donna di 22 anni, essa stessa una serva fuggiasca, riferisce:’Le ragazze serve carine erano solitamente prese dal proprietario come domestiche e utilizzate a suo piacimento’. I servi fuggitivi erano braccati dagli uomini del padrone di casa e picchiati senza pietà. I servi della gleba venivano tassati al momento di sposarsi e ad ogni nascita o morte nella famiglia. Essi erano tassati per piantare un albero nel loro cortile e per il possesso di animali, tassati per le feste religiose e per il ballo in pubblico, e tassati per essere mandati in prigione e dopo essere stati rilasciati. Coloro che non riuscivano a trovare lavoro erano tassati per essere disoccupati e se viaggiavano verso un altro villaggio in cerca di lavoro, pagavano una tassa di traversata.”
“Qualunque cosa siano stati i torti e le nuove oppressioni introdotte dai Cinesi nel 1959, essi abolirono la schiavitù e il sistema di servitù della gleba Tibetano di lavoro non pagato. Eliminarono le schiaccianti imposte dei padroni, iniziarono progetti di lavoro e ridussero grandemente la disoccupazione e la miseria. Istituirono centri sanitari e scuole laiche e costruirono impianti di acqua corrente e sistemi elettrici a Lhasa. Dal 1950 la popolazione tibetana raddoppiò e la durata della vita passò da 36 anni alla media attuale di 65 anni”.
“Sia il Dalai Lama che il suo consigliere e fratello più giovane Tedzin Choegyal, affermarono che ‘più di 1,2 milioni di Tibetani morirono a causa dell’occupazione cinese’. Il censimento ufficiale del 1953 – 6 anni prima della repressione cinese – registrò l’intera popolazione residente nel Tibet in modo opportuno a 1.274.000. Un altro censimento calcolava di inserire la popolazione del Tibet all’interno di circa 2 milioni di persone. Se i cinesi uccisi nel 1960 furono 1,2 milioni, sarebbe stato spopolato quasi tutto il Tibet, trasformato in un territorio mortale costellato di campi di sterminio e fosse comuni, di cui non sembra esserci alcuna prova. Quello che è difficile da procurarsi sono i dati oggettivi sul numero dei tibetani che potrebbero aver perso la vita a causa dell’occupazione cinese.”

Le connessioni del Dalai Lama con la CIA  e i suoi finanziatori bancari

“L’organizzazione del Dalai Lama stesso alla fine ha ammesso di aver ricevuto milioni di dollari dalla CIA durante gli anni ’60”
“Durante il XXI secolo, il Congresso degli Stati Uniti ha continuato a stanziare fondi per la comunità tibetana in esilio attraverso il National Endowment for Democracy e altri canali che suonano più rispettabili rispetto alla CIA. Inoltre il Dalai Lama ha ricevuto denaro dal finanziere George Soros.”

Informazioni di base da Wikipedia

George Soros è stato un ex membro del consiglio di amministrazione del Council on Foreign Relations (CFR)
Il National Endowment for Democracy (NED) fornì regolarmente fondi ai candidati di opposizione nelle elezioni in paesi diversi dagli Stati Uniti. Secondo Allen Weinstein, uno dei fondatori del NED, “molto di quello che oggi noi facciamo [NED] 25 anni fa era fatto clandestinamente dalla CIA.” Sul suo sito ufficiale, nella sezione storica, è spiegata la sua differenzia dalla natura segreta delle attività della CIA:

“All’indomani della seconda guerra mondiale, di fronte alle minacce ai nostri alleati democratici e senza alcun meccanismo per incanalare l’assistenza politica, i politici statunitensi ricorsero a mezzi segreti, mandando segretamente consiglieri, attrezzature e fondi per sostenere i giornali e i partiti sotto assedio in Europa. Quando alla fine degli anni ’60 fu rivelato che alcune organizzazioni americane private su base volontaria ricevevano finanziamenti dalla CIA per condurre una battaglia di idee nel contesto internazionale, l’amministrazione Johnson concluse che tali finanziamenti dovevano cessare, raccomandando la creazione di un ‘meccanismo pubblico-privato’ per finanziare apertamente le attività all’estero”

Sostenitore delle guerre in Iraq, Afghanistan e del bombardamento della Jugoslavia

“Cos’erano gli anni di carneficina e distruzione provocati dalle forze statunitensi in Iraq, una guerra condannata dalla maggior parte del mondo, anche da un papa conservatore? Il Dalai Lama era indeciso:”La guerra in Iraq, è troppo presto per dire giusta o sbagliata.” In precedenza aveva espresso il sostegno all’intervento militare US/NATO e ai bombardamenti della Jugoslavia durati 78 giorni e alla distruzione di quella vitale democrazia sociale. Egli sostenne anche l’intervento militare USA/NATO in Afghanistan.”

La controversia Karmapa

“Una differenza sorta sulla selezione del diciassettesimo Karmapa, capu tulku del Kagyu, con il Dalai Lama e altri che sostenevano un candidato e la maggior parte dei monaci Kagyu che ne sostenevano un altro, alimentò una dozzina di anni di conflitto, punteggiato da scontri intermittenti e dal saccheggio del monastero di Karmapa in Rumtek, India, da parte dei sostenitori del Dalai Lama.”

La controversia Dorje Shugden 

“Il Dalai Lama manifestò una minore perfetta tolleranza per le altre confessioni religiose. Egli vietò il culto di alcuni vecchi maestri e divinità, sostenendo che tali devozioni causavano la degenerazione del Buddismo Tibetano nell’idolatria. Molti Tibetani che vivevano in India e che veneravano la divinità Dorje Shugden testimoniarono di essere stati vittime di minacce e percosse gravi. Le loro case e le loro colture furono date alle fiamme e i loro greggi furono portati via dagli autoproclamati sostenitori del Dalai Lama. Pur affermando di non aver mai sentito parlare di questi episodi di violenza, il Dalai Lama opinò che ‘se l’obiettivo è buono, il metodo, anche se apparentemente di tipo violento, è ammissibile.”

Articolo originale

FEUDALESIMO BONARIO: IL MITO DEL TIBET 

Vi consiglio di leggere l’ottimo articolo dal titolo FEUDALESIMO BONARIO: IL MITO DEL TIBET, sempre ad opera di MICHAEL PARENTI. In questo articolo si smantellano una volta per tutte una sequela di luoghi comuni che sono stati importati nella nostra società occidentale alla ricerca di cose esotiche e alternative. qui sotto ne faccio una sommaria introduzione:
Eccezionalità del buddismo?
Un colpo d’occhio alla storia rivela che le organizzazioni buddiste non fanno eccezione alle persecuzioni violente che hanno così caratterizzato i gruppi religiosi nel corso delle epoche storiche.
L BUDDISMO “POVERO”
Fino al 1959, quando il Dalai Lama presiedette l’ultima volta il Tibet, la maggior parte della terra arabile era ancora organizzata attorno a proprietà feudali religiose o secolari lavorate da servi della gleba. Addirittura uno scrittore come Pradyumna Karan, solidale con il vecchio ordine, riconosce che “una grande quantità di proprietà apparteneva ai monasteri, la maggioranza di essi accumulava notevoli ricchezze… Inoltre, monaci e Lama riuscirono ad ammassare individualmente notevoli ricchezze tramite la partecipazione attiva negli affari, nel commercio e nell’usura.”
IL BUDDISMO “CASTO”
Tashì-Tsering, un monaco, riferisce che era pratica comune per i bambini contadini essere abusati sessualmente nei monasteri. Egli stesso fu vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate durante l’infanzia, non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero, all’età di nove anni.
IL BUDDISMO “FEMMINISTA”
il signore tibetano era solito selezionare fra il meglio della popolazione femminile di servitù della gleba: “Tutte le ragazze graziose della servitù erano solitamente prese dal proprietario come domestiche e trattate come lui desiderava.” Esse “erano soltanto schiave senza alcun diritto.”
IL BUDDISMO “TOLLERANTE” E “PACIFISTA”
Ecco alcune citazioni da “Sette anni in Tibet”, di H. Harrer (come si vedrà, caro amico dell’aristocrazia buddista, e quindi non certo interessato ad infangare l’immagine del Tibet): Mi raccontarono di un uomo che aveva rubato una lampada dorata al burro da uno dei templi di Kyirong. (…) Gli furono pubblicamente mozzate le mani, e il suo corpo mutilato, ma ancora vivo fu avvolto in una pelle di yak bagnata. Quando smise di sanguinare, venne gettato in un precipizio

I due volti del Dalai Lama
di Tilman Müller Janis Vougioukas su “Stern”
Fonte

estratto:

“Tuttavia il Tibet – ben altro rispetto alla rappresentazione che se ne ha in Occidente – non é mai stato un paradiso. Quando nel 1950 vi penetrarono le truppe cinesi, il Tibet si trovava nel più profondo medioevo. Monaci e nobili si spartivano il potere; la maggior parte degli uomini viveva come schiavi, servi della gleba o in schiavitù per debiti. Una brutale polizia religiosa proteggeva il sistema a manganellate e frustate. Molti monasteri disponevano di proprie celle di prigionia. Perfino l’amico del Dalai Lama Heinrich Harrer (il sopramenzionato comandante maggiore delle SS, ndt) rimaneva spesso scioccato: “Il potere dei monaci in Tibet é più unico che raro e si lascia paragonare solo con una ferrea dittatura. Sospettosi, questi sorvegliano su qualsiasi influsso che provenga dall’esterno che possa mettere in pericolo il loro potere. Sono saggi abbastanza da non credere loro stessi per primi alla illimitatezza delle loro forze, ma sono pronti a punire chiunque esterni dubbi in tal senso”. Harrer racconta di un uomo che aveva rubato una lampada d’oro in un tempio. Gli fu tagliata la mano pubblicamente. Poi “il suo corpo mutilato fu cucito dentro la pelle bagnata di uno yak. Quando la pelle fu asciutta, venne buttato nel più profondo burrone”.”

La CIA sponsor del Dalai Lama 
di Jean-Paul Desimpelaere
Fonte
20 Marzo 2008

Patrick French, mentre era direttore della «Free Tibet Campaign» (Campagna per l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra, è stato il primo a poter consultare gli archivi del governo del Dalai Lama in esilio. Ne ha tratto delle conclusioni stupefacenti.

I Cinesi hanno liquidato i Tibetani?

E’ arrivato alla conclusione disilludente che le prove del genocidio tibetano per mano dei Cinesi siano state falsificate e ha anche dato subito le sue dimissioni da direttore della campagne per l’indipendenza del Tibet(1). Negli anni sessanta, sotto la direzione del fratello del Dalai Lama, Gyalo Thondrup, delle testimonianze furono raccolte tra i rifugiati tibetani in India. French constatò che le cifre dei morti erano state aggiustate in seguito. Altro esempio, lo stesso scontro armato, narrato da cinque diversi rifugiati, era stato contato cinque volte. Nel frattempo, la cifra di 1,2 milioni di uccisi per colpa dei Cinesi faceva il giro del mondo.

French afferma che ciò non poteva essere assolutamente possibile: tutte le cifre concernevano solo uomini. E non c’erano che 1,5 milioni di Tibetani maschi, all’epoca. Non ce ne sarebbero quasi più oggi, dunque. Dopo, la popolazione è aumentata per raggiungere quasi 6 milioni di abitanti attuali, cioè quasi due volte quella del 1954. Cifre date sia dal Dalai Lama che dalle autorità cinesi, vi è per una volta un stupefacente accordo. Alcuni osservatori internazionali ( la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale del sanità) si allineano a tali cifre. Non impedisce oggi, ancora, che il Dalai Lama continui a pretendere che 1,2 milioni di Tibetani siano morti a causa dei Cinesi.

Il Dalai Lama è una sorta di papa del buddismo mondiale? Qui, conviene relativizzare le cose. Il 6% della popolazione mondiale è buddista. E’ poco. Inoltre, il Dalai Lama non è per nulla il rappresentante del buddismo zen (Giappone), né del buddismo dell’Asia del Sud-Est (Thailandia), né tanto meno del buddismo cinese. Il buddismo tibetano rappresenta solo 1/60.mo di questo 6%. E, infine, esistono in Tibet quattro scuole separate. Il Dalai Lama appartiene a una di esse: la «gelugpa» (i berretti gialli). In breve, un papa seguito assai poco dai fedeli religiosi, ma molto dagli adepti politici…
Chi sono i suoi sponsor?
Dal 1959 al 1972:
– 180.000 dollari all’anno per lui personalmente, su assegni intestati alla CIA (documenti consegnati dal governo USA; il Dalai Lama ha negato la cosa fino al 1980)
– 1,7 milioni di dollari all’anno per l’attuazione della sua rete internazionale. In seguito lo stesso ammontare è stato versato tramite la dotazione del NED, una organizzazione non governativa USA il cui budget è alimentato dal Congresso. Il Dalai Lama dice che i suoi due fratelli gestiscono «gli affari». I suoi due fratelli, Thubten Norbu (un lama di rango superiore) e Gyalo Thondrup erano stati arruolati dalla CIA dal 1951, il primo per raccogliere fondi e dirigere la propaganda e il secondo per organizzare la resistenza armata.

La bomba atomica indiana: il Buddha sorride

Fin dall’inizio, cioè da quando è divenuto manifesto che la rivoluzione cinese avrebbe avuto successo nel 1949, gli USA hanno tentato di convincere il Dalai Lama a esiliarsi. Misero soldi, logistica e la loro propagande a sua disposizione. Ma il Dalai Lama e il suo governo volevano che gli USA inviassero un esercito sul posto, come avevano fatto in Corea e trovarono dunque la proposta americana assai debole. (Modern War Studies, Kansas University, USA, 2002). Nel 1959, gli USA giunsero, quanto meno, a convincere il Dalai Lama ad abbandonare il Tibet, ma bisognava ancora convincere l’India ad accordargli l’asilo. Eisenhower propose uno «scambio» a Nehru: l’India accettava il Dalai Lama sul suo territorio e gli USA concedevano a 400 ingegneri indiani una borsa di studio affinché si addestrassero al la «tecnologia nucleare» negli USA. Lo scambio fu accettato(2). Nel 1974, la prima bombe A indiana fu apostrofata con il soprannome cinico di… «Buddha sorridente»(3).

1 «Tibet, Tibet», P. French, Albin Michel, 2005.
2 Il maggiore statunitense William Corson, responsabile dei negoziatio dell’epoca, Press Trust of India, 10/8/1999.
3 Raj Ramanna, ex direttore del programma nucleare dell’India, 10/10/1997, Press Trust of India.
Traduzione di Alessandro Lattanzio, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici.

Come detto all’inizio l’articolo originale riporta ulteriori articoli, ma se non vi bastassero ecco altri link:

Westerns Hugden Society

Menzogne americane sul Tibet e sul Dalai Lama

Come gli inglesi usano il Tibet contro la Cina

The Dalai Lama Hidden Past

How CIA helped Dalai Lama to end up in exile


2 commenti

Archiviato in cose losche, curiosità

2 risposte a “Dalai Lama: un altro mito della CIA

  1. Bruno Mandalari

    L’articolo e i video sono “piacevolmente” imbarazzanti per i sostenitori di certa “purezza” tibetana. Complimenti agli autori!
    Bruno Mandalari

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